IL GIOCO DEL DIPINGERE • CLOSLIEU

Scrittura a mano

Quando la mano trova il suo ritmo, anche il pensiero può lasciare una traccia più libera.

Impariamo a scrivere molto presto. Ma questo non significa necessariamente aver trovato il nostro modo di farlo.

Scrivere a mano non significa soltanto mettere in file le lettere

Per qualcuno la scrittura rimane un gesto faticoso.
Per altri qualcosa da eseguire correttamente.
Per altri ancora diventa così automatico da non accorgersi più di ciò che accade tra la mano, il pensiero e il foglio.

Eppure scrivere a mano non significa soltanto mettere in fila delle lettere.

Significa coordinare un movimento, trovare un ritmo, organizzare lo spazio, dare una forma visibile a qualcosa che fino a un istante prima esisteva soltanto dentro di noi.

Per questo lavorare sul gesto grafico significa anche concedersi la possibilità di scoprire come si muove la nostra mano quando smette di limitarsi a eseguire e comincia davvero a scrivere.

01. IL GESTO

Una traccia che diventa parola

Viviamo in un tempo nel quale gran parte delle parole che produciamo passa attraverso una tastiera o uno schermo.

La scrittura a mano chiede qualcosa di diverso.

La mano deve muoversi, fermarsi, ripartire.

√ Deve dosare la pressione.
√ Seguire un ritmo.
√ Collegare una forma alla successiva.

È un’attività che coinvolge motricità fine, coordinazione, attenzione e organizzazione del gesto e che mantiene un rapporto diretto tra ciò che pensiamo e la traccia che lasciamo sul foglio.

Ed è proprio questa traccia a interessarmi.

Perché, ancora una volta, non esiste soltanto qualcosa da imparare: esiste un modo personale di arrivarci.

02- CONTINUITà

Il corsivo: quando le lettere cominciano a muoversi insieme

Il corsivo permette alla scrittura di diventare un gesto continuo.

Il corsivo permette alla scrittura di diventare un gesto continuo.
Le lettere non sono più soltanto forme separate da riprodurre una dopo l’altra: iniziano a collegarsi e il movimento della mano può acquistare fluidità e ritmo.

Nei miei percorsi utilizzo la scrittura corsiva italica proposta da SMED – Scrivere a Mano nell’Era Digitale.

Nei miei percorsi utilizzo la scrittura corsiva italica proposta da SMED – Scrivere a Mano nell’Era Digitale.

Il principio è quello della semplicità.

Le forme vengono costruite con il minor numero possibile di tratti e sollevamenti della penna e la differenza tra stampatello minuscolo e corsivo nasce soprattutto dalla legatura tra le lettere.

Anche le maiuscole mantengono forme semplici, vicine allo stampatello maiuscolo.

due sistemi essenziali

Stampatello maiuscolo

il movimento collega

Minuscolo e corsivo

In questo modo il bambino non deve imparare quattro alfabeti differenti – stampatello maiuscolo e minuscolo, corsivo maiuscolo e minuscolo – ma può lavorare a partire da due sistemi di forme essenziali, imparando progressivamente a collegarle.

L’obiettivo non è complicare il gesto.
È permettergli di diventare, poco alla volta, più naturale, intuitivo e fluido.

03. le basi

Prima delle lettere viene il gesto

Per questo il percorso non comincia dall’alfabeto.

Comincia dalla mano.

| Da semplici ritmi.

| Da linee.

| Da forme.

| Da movimenti ripetuti che aiutano a sviluppare coordinazione e motricità fine.

Si lavora anche sulla postura, sull’impugnatura e sull’organizzazione del gesto grafico, perché scrivere con maggiore facilità significa prima di tutto mettere la mano nelle condizioni di muoversi bene.

Solo successivamente quei movimenti cominciano a trasformarsi in lettere.

E le lettere, attraverso l’allenamento, iniziano a collegarsi fino a diventare scrittura corsiva.

Prima impariamo il movimento. Poi scopriamo che quel movimento può diventare una parola.

04. PERSONALIZZARE

Non una bella scrittura. La tua scrittura.

Questo per me è il punto più importante.

Educare al gesto grafico non significa chiedere a tutti di scrivere nello stesso modo.

Esistono forme da conoscere, movimenti da imparare e regole che rendono la scrittura leggibile e funzionale.

Ma dentro quelle regole c’è spazio perché il gesto trovi progressivamente

il proprio ritmo, la propria sicurezza, la propria naturalezza.

La tecnica diventa allora uno strumento.
Non qualcosa a cui adeguarsi, ma qualcosa che può aiutarci a esprimerci con maggiore libertà.